Market View

SOTTOPESO NEUTRALE SOVRAPPESO
ASSET ALLOCATION DURATION BOND
 EQUITY
 CASH

 

EQUITY

Usa

Europa

Giappone

Emerging Markets

BONDS

EU – core e periferici;

USA

Emerging Markets; Corporate
VALUTE   Yen

Dollaro Usa

Sterlina

Corona norvegese

 

Settembre 2016

 

“Market View” Settembre 2016

L’estate sta finendo… e ci ha regalato un mese di agosto caratterizzato da un recupero dei mercati azionari generalizzato e significativo. Praticamente tutti gli indici hanno riassorbito lo shock della Brexit. Questi sviluppi sono ancor più positivi se si considera la sottostante solidità mostrata dalle economie mondiali, anzi, forse per la prima volta quest’anno, negli ultimi due mesi sono proprio i dati economici a riguadagnare la scena e a dettare i movimenti dei mercati azionari. Bene la crescita Usa in avvio di terzo trimestre, con gli sviluppi migliori ancora sul lato occupazionale; bene anche l’Europa, con una incoraggiante stabilità negli indici anticipatori che ridimensiona la portata dei timori innescati dal referendum inglese; bene anche le economie emergenti, in primis la Cina, con buoni dati economici e soprattutto una debolezza del cambio che è stata accettata dai mercati e non più vista come sinonimo di crisi o avvisaglia di prossime svalutazioni competitive. Positivo anche il fatto che tutto ciò sia avvenuto in un contesto finanziario lasciato sguarnito dalle Banche Centrali, che a luglio non hanno messo in atto alcuna azione, dimostrando una accresciuta sicurezza dei mercati stessi circa la sostenibilità delle attuali valutazioni. Dati economici, come detto, finalmente a riprendersi la scena, una scena fatta di crescita certo non forte, ma sempre più connotata da caratteri di stabilità e sostenibilità. Tutto questo in linea con le nostre attese. Il primato della situazione economica corrente sui timori di recessione (legati a Cina e petrolio prima e a Brexit poi) è il primo elemento che ci riconsegna l’estate. Il ritorno dell’importanza della politica è però l’elemento nuovo con cui ci si confronta nuovamente dopo diversi anni.

Da qui a fine anno i tempi dei mercati saranno scanditi anche dal referendum italiano e dalle elezioni americane. Tanto il primo, ancora incerto nei tempi, quanto le seconde potranno essere elementi di disturbo post-risultati, ma anche freno per i mercati nel periodo precedente in nome della cautela o dell’incertezza ad essi legati. Nel frattempo gli sviluppi economici guideranno i mercati finanziari con grande lentezza, via via che emergerà il trend di crescita con cui il mondo saprà uscire dopo un primo semestre caratterizzato da elevata volatilità sui mercati finanziari. La nostra convinzione è che nella seconda parte dell’anno la crescita americana sarà superiore a quella della prima parte. L’Europa soffrirà meno del previsto le ripercussioni della Brexit e i Paesi Emergenti continueranno su un sentiero di rallentamento più graduale, e quindi meno preoccupante, del previsto. Tradotto in termini di aspettative sui mercati: l’attesa è di una continuazione del movimento positivo sui mercati azionari europei (dove troppo pessimismo ha pesato sulle valutazioni), bene anche gli emergenti, più bloccato il mercato americano. Graduale rialzo dei rendimenti su tutte le curve, però con sovraperformance dei titoli corporate; con una progressione a scatti che sarà guidata dalle Banche centrali.

Già…le Banche centrali. Non sono scomparse dalla scena e dopo un opportuno periodo in cui si sono defilate riprenderanno a svolgere un ruolo cruciale, questa volta non di guida dei mercati, ma di funzione stabilizzatrice. Le loro azioni si faranno più mirate e per questo più efficaci. Se riusciranno non solo ad implementare azioni mirate, ma anche a far percepire al mercato che è giunto il tempo per gli investitori di sostituire i timori di inefficacia delle azioni delle banche centrali con la fiducia nel conseguimento di risultati, potranno dare un decisivo contributo alla stabilizzazione della crescita economica, eliminando il rischio maggiore che si è corso da inizio anno ovvero quello della profezia autoavverante. E la nostra attesa è che Bce e Banca del Giappone daranno questo tipo di segnali e che anche la Fed, con una sua azione sui tassi entro fine anno, possa contribuire positivamente alla costruzione di una percezione finalmente di efficacia delle azioni di politica monetaria.

Implicazioni sul Dollaro di un rialzo dei tassi Usa? Certamente positive nel breve termine, ma compensate nel medio termine da altre situazioni pro-Euro (bilancia di parte corrente in primo luogo); con il risultato che la nostra azione sui fondi sarà ancora improntata alla riduzione dell’esposizione Dollaro su ogni movimento di forza.