Market View

SOTTOPESO NEUTRALE SOVRAPPESO
ASSET ALLOCATION  DURATION BOND
 EQUITY
 CASH

 

EQUITY  Usa

Europa

Giappone

Emerging Markets

BONDS

EU – core e periferici;

USA

Emerging Markets; Corporate
VALUTE   Yen

Dollaro Usa

Sterlina

Corona Norvegese

Corona Svedese

 

Dicembre 2016

 

“Market View” Dicembre 2016

Il mese di novembre è stato caratterizzato dall’evento elettorale negli Stati Uniti con la sorpresa generata dall’elezione di Trump. Si è quindi dovuto introdurre un elemento importante nell’analisi del nostro scenario: il fattore maggiore “incertezza”. Incertezza sull’effettivo seguito che il nuovo Presidente Trump darà alle promesse elettorali populiste in materia di immigrazione con le possibili ripercussioni sociali; incertezza sul taglio tasse e spesa pubblica, che potrebbe portare fuori controllo deficit e debito; incertezza circa la gestione dei trattati commerciali in essere ovvero gli impatti di ciò sul commercio mondiale. E questa incertezza richiederà un maggiore premio al rischio, su tutte le asset class.

Va anche considerato che il Parlamento sarà controllato dallo stesso partito del Presidente e ciò rende le azioni del Governo più facilmente attuabili, soprattutto la manovra di maggior espansione fiscale. Da mesi gli investitori si interrogano sull’efficacia marginale delle politiche monetarie e chiedono/sperano che il testimone passi alla spesa pubblica: vanificate le speranze nel Giappone e deluse quelle nell’Europa (che sottotraccia qualcosa fa ma è ancora troppo condizionata dal rigidismo tedesco), la nuova presidenza americana potrebbe imprimere una svolta in questo senso. E’ infatti necessario che in modo coordinato i governi mettano in campo una serie di politiche fiscali pro cicliche che siano di supporto ad una ripresa duratura e stabile del ciclo. Le politiche monetarie sarebbero di supporto ed amplificazione di quelle fiscali.

Le curve dei rendimenti hanno mostrato un irripidimento così come auspicato dalle stesse banche centrali, con sensibili rialzi nelle scadenze più lunghe. Se composto e non eccessivamente veloce tale movimento dovrebbe essere propedeutico ad un miglioramento delle prospettive di profittabilità del sistema bancario, fortemente penalizzato dai rendimenti negativi e dall’appiattimento delle curve. Vi è il riconoscimento della minor efficacia di alcune azioni (tassi d’interesse sempre più negativi) e la ricerca di nuovi obiettivi di politica monetaria più qualitativi che quantitativi, aprendo quindi una nuova fase che va metabolizzata da parte dei mercati finanziari.
Questi ultimi stanno mostrando una dinamica che va nella direzione da noi auspicata, con le banche centrali che, pur adottando una logica attendista negli ultimi mesi, confermano una certa positività circa l’evoluzione futura del quadro macroeconomico e mostrano una particolare attenzione nel creare quel clima di fiducia propedeutico alla ripresa e successiva stabilità del ciclo. Gli ultimi dati macroeconomici appaiono confortanti in questo senso con alcuni indicatori anticipatori (PMI) che sembrano suggerire, anche in Europa, una buona “trazione” della crescita.
In questo contesto, come già detto, non vanno comunque sottovalutati i rischi, soprattutto quelli di natura politica: possibile instabilità di breve dopo il referendum italiano; poi nel 2017 avremo elezioni in Francia, Olanda e Germania. Tuttavia proprio perché di natura politica – questi rischi sono difficili da valutare – la nostra scelta è di considerarli esogeni, da giudicare nella portata solo dopo aver avuto conoscenza degli esiti.

Gli indici azionari appaiono ancora offrire valore se lo scenario che abbiamo delineato di bassa ma duratura e sostenibile crescita sarà confermato, anche grazie ad una combinazione di politiche monetarie e fiscali espansive. I recenti sviluppi sul fronte della crescita degli utili aziendali sono di conforto da questo punto di vista. Pertanto si ritiene di mantenere l’attuale posizione in termini di esposizione azionaria (preferendo l’area europea) pur con la consapevolezza che i target ipotizzati in precedenza per fine anno potranno subire una riduzione per tener conto dell’evoluzione in atto; esposizione elevata anche sui mercati emergenti, dove però ci si muoverà in ottica di progressiva riduzione dell’investito tenendo presente i livelli di mercato raggiunti nella seconda parte di settembre.

Relativamente al mercato obbligazionario, soprattutto in Europa, le curve dei rendimenti core esprimono valori che non offrono alcuna protezione in caso di scenario di blanda ma duratura crescita reale e modesta ripresa dell’inflazione. Pertanto si mantiene il sottopeso duration ridotto però dopo il recente movimento di reprincing delle curve, sia in Usa che in Europa; si mantengono le posizioni sul comparto corporate con qualche alleggerimento nell’area obbligazionaria emergente.
Sul fronte valutario si conferma la scarsa diversificazione valutaria. Il dollaro ha visto un consistente apprezzamento finendo per attrarre flussi che lo hanno portato anche sotto 1,07 contro euro, un livello a cui avevamo ipotizzato di vendere. Tuttavia la view è meno negativa ora sul dollaro in considerazione dei recenti sviluppi elettorali: il differenziale di crescita che può ampliarsi con EU può contrastare la forza del Current Accaunt surplus dell’area Euro; inoltre molta attenzione va alla possibilità del “repatriation act”, agevolato da una maggioranza assoluta, che potrebbe portare forti flussi di capitali in Usa con impatti positivi sulla divisa.