Market View

SOTTOPESO NEUTRALE SOVRAPPESO
ASSET ALLOCATION  DURATION BOND
 EQUITY
 CASH

 

EQUITY  Usa

Europa

Giappone

Emerging Markets

BONDS

EU – core e periferici;

USA

Emerging Markets; Corporate
VALUTE   Yen

Dollaro Usa

Sterlina

Corona Norvegese

Corona Svedese

 

Gennaio 2017

 

“Market View” Gennaio 2017

L’anno appena trascorso ha visto il manifestarsi di una serie di eventi in successione dagli esiti inattesi che hanno avuto significative ripercussioni sui mercati finanziari; ad ogni accadimento politico considerato prima del suo manifestarsi ipoteticamente negativo è seguita una reazione contraria da parte dei mercati con tempi di reazione e metabolizzazione via via più brevi in termini temporali. Dapprima, il forte deprezzamento del Renminbi, poi la Brexit, l’elezione di Trump a Presidente Usa e infine il referendum italiano. A ciò si va ad aggiungere l’accordo tra i Paesi produttori di petrolio per un taglio della produzione. Una volta accantonato il referendum italiano dall’esito apparentemente negativo e foriero di possibile avversione al rischio, i mercati azionari hanno fatto segnare performance positive: il posizionamento degli investitori era già particolarmente cauto in preparazione di tale evento e la chiusura di dette posizioni ha facilitato il recupero dei mercati.

Nel frattempo le Banche Centrali hanno agito in modo coerente con il contesto macroeconomico in evoluzione: la Fed ha reagito all’inflazione in accelerazione (soprattutto sul fronte salariale) senza far trapelare riferimenti alla politica fiscale futura potenzialmente espansiva. Il rialzo dei rendimenti e l’apprezzamento del Dollaro fanno anch’essi parte della strategia di politica monetaria, senza necessariamente agire sui tassi ufficiali, peraltro ritoccati al rialzo di 0,25% con la prospettiva di rialzarli nel corso di quest’anno due o tre volte. La Bce ha potuto iniziare una riduzione degli acquisti mensili, pur prolungandone il periodo e cercando di non vanificare i risultati ottenuti finora.

Superati gli ostacoli maggiori gli investitori dovranno interrogarsi sulla situazione economica globale e su come quest’ultima non sia stata intaccata dai tanto temuti sviluppi politici. I dati anticipatori del ciclo economico hanno infatti mostrato un’ottima dinamica, rafforzandosi ulteriormente anche nel mese di dicembre e proiettando quindi una buona crescita futura. Dal nostro punto di vista lo scenario appare oggi un po’ più definito rispetto a qualche mese fa. Gli Stati uniti vedono fortemente ridimensionati i timori di rallentamento o addirittura di recessione e il resto del mondo dovrebbe poterne beneficiare. Rimane il rischio che un rafforzamento del Dollaro e un rialzo dei rendimenti troppo repentini possano pregiudicare il buon esito dei succitati sviluppi e rappresentano un effetto collaterale di cui tenere conto. La presa di coscienza di un mutato scenario di riferimento, meno rischioso, dovrebbe confermare il riposizionamento dei mercati su livelli più elevati rispetto alla fine del 2016. Ciò potrebbe avvenire ad inizio anno con una successiva stabilizzazione condizionata dal riemergere di possibili fonti di rischio, ancora una volta di matrice politica (elezioni in Francia, Olanda e Germania ma anche dall’attivazione dell’articolo 50 da parte del Regno Unito per l’uscita dall’Europa). Inoltre, dal punto di vista micro la componente di crescita degli utili viene stimata piuttosto conservativa dal mercato e, su questo fronte, potrebbero esserci sorprese positive sia in US, per effetto del taglio delle imposte societarie promesso da Trump, sia in Europa, grazie alla buona tenuta dei margini e alla ripresa del ciclo economico.

Per tali ragioni l’esposizione azionaria, per questo avvio d’anno, rimane significativa con la possibilità di ridurla se dovessero essere raggiunti i valori in linea con lo scenario da noi delineato.

Relativamente all’esposizione obbligazionaria l’impostazione rimane quella di mantenere contenuto il rischio di tasso d’interesse: la correzione al rialzo dei rendimenti dovrebbe avvenire attraverso fasi di aggiustamento successive intervallate da prolungati momenti di stabilizzazione; si valuterà pertanto la possibilità di incrementare tatticamente la duration in tali occasioni. La componente a spread non dovrebbe vedere significativi ulteriori compressioni, ma il rendimento corrente dovrebbe ricompensare dal rischio sottostante.

Per quanto concerne l’esposizione valutaria il Dollaro ha beneficiato inizialmente sia di una Fed più propensa ad alzare i tassi ufficiali sia di un clima in Europa di maggior disaffezione ai risky asset; successivamente l’inattesa elezione di Trump ha portato ad un ulteriore apprezzamento legato alla spinta fiscale e al rimpatrio degli utili esteri delle società americane. I recenti sviluppi hanno pertanto determinato uno scivolamento nella traiettoria di apprezzamento del rapporto di cambio Euro/$ che avevamo in mente, ma non ad un cambiamento nella direzione della traiettoria stessa. Infatti, da questo momento le forze a favore dell’Euro dovrebbero riemergere: surplus di partite correnti, riduzione dei flussi di capitale in uscita, riduzione prospettica degli acquisti mensili da parte della Bce; mentre per il biglietto verde dovrebbe esserci un parziale ridimensionamento della spinta proveniente dall’allargamento del differenziale di crescita economica e dei rendimenti. Questi livelli del cambio Euro/$ suggeriscono quindi il mantenimento di una bassissima esposizione alla divisa statunitense; la contenuta diversificazione valutaria è limitata a Nok, Sek e Cad per il legame al petrolio e al ciclo economico.