Market View

SOTTOPESO NEUTRALE SOVRAPPESO
ASSET ALLOCATION DURATION BOND
 EQUITY
 CASH

 

EQUITY

Usa

Europa

Giappone

Emerging Markets

BONDS

EU – core e periferici;

USA

Emerging Markets; Corporate
VALUTE   Yen  Dollaro canadese

 

Dollaro Usa

Sterlina

Corona norvegese

 

Maggio 2016

 

“Market View” Maggio 2016

Il mese di aprile appena terminato può essere visto come interlocutorio, sia sotto il profilo delle Banche Centrali che dal punto di vista puramente macroeconomico. La pausa che la Banca Centrale Giapponese – insieme alla Fed – si è presa ha, in parte, deluso i mercati che si attendevano qualcosa di più in termini di nuovi possibili interventi. Sul fronte macro è confermata la ripresa degli indicatori anticipatori manifatturieri che nei mesi precedenti avevano destato qualche segnale di allarme. Nel frattempo è iniziata la stagione trimestrale degli utili aziendali in cui assistiamo ad un numero maggiore di società che battono le stime rispetto al periodo precedente, anche in considerazione del consistente taglio da inizio anno delle aspettative (-10% circa). Rimane meno robusta la crescita del fatturato, complice la forza dell’Euro che ha influenzato il trend delle vendite. Si registra, però, una stabilizzazione delle revisioni degli utili futuri dopo i tagli significativi degli ultimi mesi. Ciò che appare evidente è, comunque, la divergenza tra andamento dei mercati, soprattutto azionari, e fondamentali macroeconomici. Il disallineamento che si è generato è, a nostro avviso, eccessivo: riteniamo che la crescita, seppur modesta a livello globale, sarà sostenibile e più equilibrata rispetto al passato. Tali variabili dovrebbero, pertanto, riprendere possesso della scena finanziaria. In particolare la forte discesa del prezzo del petrolio – che nel breve termine ha esacerbato le paure deflazionistiche – dovrebbe, a nostro parere, produrre effetti favorevoli per la crescita nel medio/lungo periodo, attraverso un incremento del reddito disponibile. Il permanere di tassi straordinariamente bassi, anche più bassi di quanto l’attuale fase del ciclo suggerirebbe, (come negli Stati Uniti) dovrebbe stimolare la ripresa degli investimenti, propedeutica anche al miglioramento della produttività. Inoltre, dal punto di vista dell’asset allocation, va detto che in uno scenario di “rendimenti obbligazionari a zero” il premio al rischio azionario, dopo la recente correzione, rimane stabilmente elevato. In ottica di allocazione delle risorse prospetticamente dovrebbe rappresentare un fattore di attrazione verso, appunto, l’asset azionario.

Due sono i temi che possono essere individuati per trovare una spiegazione alla persistente debolezza dei cosidetti “risky assets”: l’atteggiamento ambiguo dei regolatori bancari europei, con i dubbi di potenziali perdite latenti sui crediti deteriorati ancora da manifestarsi e le relative conseguenze in termini di potenziali nuovi aumenti di capitale; i timori di un rallentamento globale con impatto negativo sul prezzo del petrolio e delle commodity in generale. Quest’ultimo fattore è all’origine del circolo vizioso che ha visto un allargamento degli spread high yield americani del settore petrolifero, paure di contagio al resto del mercato del credito con possibile aumento delle sofferenze bancarie e, come ultima conseguenza, nuova recessione. A nostro parere è una lettura che ha sovrastimato gli effetti di tali variabili e dall’altro non considera le possibili “reazioni” mitigatrici da parte dei soggetti “preposti” ovvero: Banche Centrali e Paesi produttori di petrolio. In sintesi si è sottostimata la forza dell’economia globale misurandola con la velocità (effettivamente un po’ sotto le attese) e non anche con la sua solidità e sostenibilità (data dal maggior equilibrio delle componenti della crescita all’interno dei principali Paesi nonché tra le crescite delle diverse aeree).

In un contesto come questo, di volatilità elevata, disciplina e analisi dei fondamentali dovrebbero essere premianti senza ignorare o sottovalutare i movimenti di mercato che possono, a loro volta, influenzare l’andamento degli stessi fondamentali attraverso il canale della fiducia. Continuiamo a ritenere che siamo in un buon contesto di crescita globale (solidità più che velocità) e di riforme strutturali (lente, ma nella giusta direzione); pertanto, la strategia operativa viene confermata nonostante i recenti movimenti dei mercati finanziari che incorporano evoluzioni ancora pessimistiche circa l’andamento delle variabili macroeconomiche, evoluzioni che al momento i dati di economia reale non sembrano far prevedere. Riguardo ai portafogli si è deciso di mantenere l’investito azionario elevato, preferendo l’area europea, anche di fronte alla significativa volatilità che sta caratterizzando i mercati. In particolare il settore bancario ha manifestato la maggior debolezza, colpito da un ridimensionamento nelle prospettive di profitto (a causa delle aspettative di rendimenti sempre più negativi e delle curve più piatte) e soprattutto per la paura di ulteriori e generalizzati aumenti di capitale strumentali per alzare le coperture sui crediti deteriorati. Il mercato italiano, in questo senso, è stato particolarmente colpito. Riteniamo, tuttavia, che i recenti provvedimenti (garanzie pubbliche e Fondo Atlante) dovrebbero porre un freno alla pressione sul settore, che appare estremamente sottovalutato.

Relativamente al mercato dei cambi l’idea è che, dopo gli incontri di Shangai, i Banchieri Centrali e i Governi si siano resi conto che un apprezzamento troppo veloce del Dollaro generava eccessiva instabilità dei mercati finanziari con debolezza del prezzo delle materie prime, un più pronunciato rallentamento della crescita cinese, un aumento delle aspettative di svalutazione del Renmimbi, un rallentamento globale nonchè la discesa dei mercati azionari, innescando, così, una spirale da cui sarebbe diventato difficile uscire. Relativamente al cambio Euro/$, pertanto, ci si attende una discesa della volatilità a tutto vantaggio dei mercati finanziari in generale.