Market View

SOTTOPESO NEUTRALE SOVRAPPESO
ASSET ALLOCATION DURATION BOND
 EQUITY
 CASH

 

EQUITY

Usa

Europa

Giappone

Emerging Markets

BONDS

EU – core e periferici;

USA

Emerging Markets; Corporate
VALUTE   Yen

Dollaro Usa

Sterlina

Dollaro canadese Corona norvegese

 

Agosto 2016

 

“Market View” Agosto 2016

Il mese di luglio ha visto una ripresa della propensione al rischio dopo la forte reazione negativa delle prinicipali asset class, successivamente all’esito del referendum inglese a fine giugno. Senza entrare nuovamente nell’analisi degli effetti diretti e indiretti legati alla potenziale Brexit, ampiamente esaminati nella precedete market view, va comunque sottolineato come tali tempistiche siano comunque di lungo periodo mentre i mercati finanziari tendono a scontare tutto e subito. Le stesse banche centrali che si sono riunite nel corso del mese di luglio, prima la BoE e poi a seguire Bce, Fed e BoJ hanno tutte seguito una stessa linea comune: è troppo presto per trarre delle conclusioni univoche sugli effetti macroeconomici della potenziale Brexit ed è pertanto opportuno attendere i dati delle prossime settimane per farsi un’idea più precisa dell’evoluzione del quadro macroeconomico. I potenziali provvedimenti che potrebbero adottare in futuro devono infatti essere calibrati in base a quelle che sono le dinamiche macroeconomiche che si andranno via via a manifestare. Oltretutto, non è ancora chiaro quale tipo di esito si avrà finché i negoziati tra Gran Bretagna e Unione Europea non entreranno nel vivo: esistono differenti sfumature di possibili accordi con implicazioni diverse in termini di rapporti commerciali e quindi di impatti economico-finanziari.

Anche dall’incontro del G20 è emerso il convincimento che la politica monetaria debba essere di supporto, ma non la sola ad agire: è infatti necessario che in modo coordinato anche i governi mettano in campo una serie di politiche fiscali pro cicliche che siano di supporto ad una ripresa duratura e stabile del ciclo. In questo senso le politiche monetarie sarebbero di supporto ed amplificazione di quelle fiscali. A completare il mese di luglio, oltre ai disordini in Turchia (che hanno avuto un impatto più idiosincratico) sono arrivati anche i risultati degli stress test sulle principali banche di Eurozona dopo quelli compiuti nel 2014. Gli esiti, ancora oggetto di analisi, hanno evidenziato un quadro più positivo rispetto a quello di due anni fa, soprattutto in termini di solidità del sistema bancario agli shock esterni: le banche appaiono più capitalizzate e, tranne poche eccezioni (già peraltro note), più robuste nell’affrontare uno scenario avverso.

Sulla base dei primi dati anticipatori l’impatto in termini di fiducia si è avuto, come era naturale, in UK ma l’area euro ha invece mostrato una sostanziale stabilità rispetto al trend in atto, maggiori evidenze si avranno nelle prossime settimane.

I mercati finanziari, a distanza di poco più di un mese dal referendum inglese, hanno recuperato tutte le perdite registrate all’indomani dei risultati (tranne il settore bancario) e molti di questi hanno performance anche positive: il restringimento degli spread sui titoli corporate è stato significativo, le curve dei rendimenti dell’area core hanno visto un rialzo, mentre la volatilità sul mercato valutario è stata modesta, se comparata alle altre asset class, ad eccezione della sterlina, per le ovvie ragioni. Tali movimenti ci dovrebbero confortare circa l’interpretazione benigna e meno emotiva che invece aveva caratterizzato la prima lettura dell’evento.

Anche il quadro macro di crescita modesta, ma stabile e sostenibile esce rafforzato dai recenti dati economici, soprattutto per quel che riguarda gli Stati Uniti.

Gli indici azionari appaiono ancora offrire valore se lo scenario che abbiamo delineato di bassa, ma duratura e sostenibile crescita sarà confermato, anche grazie ad una combinazione di politiche monetarie e fiscali espansive. Pertanto, si ritiene di mantenere l’attuale posizione in termini di esposizione azionaria pur con la consapevolezza che i target ipotizzati in precedenza per fine anno potranno subire una riduzione per tener conto dell’evoluzione in atto.

Relativamente al mercato obbligazionario, le curve dei rendimenti esprimono valori che non offrono alcuna protezione in caso di scenario di blanda, ma duratura crescita reale e modesta ripresa dell’inflazione. Pertanto, si mantiene il significativo sottopeso duration.

Il Dollaro ha inizialmente beneficiato dei timori innescati dalla Brexit e per la sua funzione di divisa rifugio ha finito per attrarre flussi che lo hanno portato anche sotto 1,10 contro Euro, un livello a cui avevamo ipotizzato di vendere, obiettivo compatibile con l’incorporazione di almeno un rialzo tassi nel corso del 2016, che invece è stato quasi completamente rimosso dalle aspettative del mercato. Continuiamo a ritenere che tale livello rappresenti più un pavimento dal quale possa ripartire verso 1,15 una volta che, più dei differenziali di rendimento e di crescita dei bilanci delle Banche Centrali, farà premio il surplus di partite correnti dell’area Euro.