Market View

SOTTOPESO NEUTRALE SOVRAPPESO
ASSET ALLOCATION DURATION BOND
EQUITY
CASH

 

EQUITY Europa Giappone

Emerging Markets

Usa
BONDS EU – core USA-EU periferici

Corporate

Emerging Markets
VALUTE Sterlina Dollaro Usa

Yen

Corona Svedese

 

Market View - luglio 2018


 

“Market View” Luglio 2018

Il mese di giugno è stato interlocutorio dal punto di vista dei mercati finanziari con un andamento contrastato degli indici azionari e performance differenziate a seconda delle aree geografiche (quella emergente la più penalizzata), con un movimento laterale sia dei rendimenti core che degli spread periferici, accompagnati da un apprezzamento del dollaro.
Dopo circa poco più di un mese dalla fiammata di avversione al rischio generata dall’insediamento del nuovo governo italiano appoggiato da forze politiche giudicate antieuropeiste, la situazione si è tranquillizzata, non senza volatilità, anche grazie alle dichiarazioni del nuovo ministro dell’economia che ha confermato gli impegni di riduzione del debito/PIL, di sostenibilità della spesa e rassicurato circa le coperture finanziarie della futura legge di bilancio. L’effetto contagio che si era propagato anche ad altre asset class si è via via ricomposto anche se il differenziale dei rendimenti governativi italiani rispetto alla curva tedesca non è rientrato ai livelli pre-crisi. Tali eventi si inseriscono in un contesto che vede i mercati più sensibili, rispetto al recente passato, ai cambiamenti di politica monetaria conseguenti alla percezione di un’inflazione meno stagnante soprattutto in US; stiamo infatti attraversando una maturazione del ciclo economico e la concomitanza di bassa inflazione, politiche monetarie accomodanti e crescita in robusta ripresa che ha caratterizzato l’anno scorso difficilmente si ripresenterà quest’anno. Inoltre le rinnovate dichiarazioni protezionistiche di Trump e le iniziative tariffarie adottate, con conseguenti tensioni diplomatiche, hanno in parte intaccato il clima di fiducia degli investitori. Si tratta di un ambiente che ci accompagnerà, ragionevolmente, anche per i mesi a venire: è indubbio che l’incertezza legata al quadro geopolitico e alle politiche commerciali è in aumento.
Il quadro macroeconomico di riferimento si conferma comunque positivo pur con un affievolimento dell’impulso di crescita, soprattutto in Europa. I dati di economia reale sia nei Paesi sviluppati che nei Paesi emergenti continuano a mostrare una buona dinamica anche se gli indicatori anticipatori del ciclo stanno evidenziando da qualche mese, ad eccezione degli USA, una fisiologica correzione.
Il comportamento delle Banche Centrali, in particolare della Fed e della Bce, che ora appaiono divergenti nella gestione della politica monetaria, rappresenta un elemento chiave per comprendere la prosecuzione degli attuali trend, sia macroeconomici che, soprattutto, dei mercati finanziari. Finora l’estrema gradualità che ha caratterizzato la rimozione del QE ha supportato i “risky assets”. Tale gradualità è in gran parte determinata dalle scarse pressioni inflazionistiche, pur in presenza di una maturazione del ciclo economico.
Mentre la Fed mantiene fermo il suo percorso di rialzi dei tassi ufficiali ormai ben avviato, la Bce ha recentemente comunicato l’intenzione di terminare il QE con la fine dell’anno, dopo aver ridotto gli acquisti mensili di titoli governativi e societari a partire dall’ultimo trimestre, affermando però che i tassi non saranno incrementati almeno prima dell’estate del prossimo anno, veicolando quindi al mercato un approccio “dovish”.
Dal punto di vista micro la componente di crescita degli utili non sta deludendo le aspettative. Gli utili del primo trimestre mostrano risultati molto positivi in US, meno in Europa dove l’apprezzamento dell’euro dei mesi precedenti ha pesato sul fatturato delle aziende. La capacità di generazione di cassa, soprattutto delle aziende americane, rimane significativa. La correzione degli indici azionari, avvenuta in precedenza, ha inoltre modificato il posizionamento degli investitori ed ora appare meno estremo dal punto di vista del rischio incorporato nei portafogli.
Alla luce dello scenario delineato si ritiene opportuno privilegiare una visione prudente sui mercati azionari, con alcune specificità geografiche, in considerazione di una fase priva di chiara direzionalità e di un regime di volatilità che potrebbe nel prossimo futuro definire movimenti ampi ed improvvisi; è infatti opportuno riconoscere che ci troviamo di fronte a una fase di transizione verso un nuovo contesto dei mercati. L’approccio è quindi diventato più tattico con l’obiettivo di essere meno esposti all’area europea, che potrebbe soffrire di più per una dinamica macro poco brillante, per una situazione politica meno stabile e potrebbe essere maggiormente interessata dalla guerra tariffaria, privilegiando invece l’area US i cui fondamentali macro e micro appaiono decisamente più solidi.
Per quanto concerne i mercati obbligazionari, attentamente seguiti per gli effetti che potrebbero produrre sulle valutazioni dei “risky assets”, l’esposizione presente nei portafogli è stata incrementata nell’ultimo mese, in particolare nell’area americana dove la curva dei rendimenti appare già scontare una Fed più proattiva in termini di rialzi futuri: per tale ragione è da preferire quest’ultima area nell’esposizione al rischio duration. Per quanto riguarda il mondo corporate i livelli degli spread, rimasti sui massimi dell’anno, sono tali che non ravvisiamo più spazio per significativi restringimenti. L’obiettivo di ritorno di questa asset class è quindi più legata al rendimento corrente con una maggior sensitività all’andamento dei rendimenti governativi sottostanti. L’atteggiamento è, pertanto, particolarmente prudente anche in ottica di un contenimento del rischio generale di portafoglio. Il privilegio va invece al comparto obbligazionario emergente che, in relativo rispetto agli HY, offre ancora valore e contribuisce ad accrescere la diversificazione di portafoglio. La view, opportunisticamente e selettivamente costruttiva, trova sostegno nei dati macroeconomici giudicati soddisfacenti.
Dal punto di vista valutario il movimento di apprezzamento del dollaro è stato sfruttato per ridurre ulteriormente – sia sui fondi flessibili sia total return – gran parte delle posizioni accumulate in precedenza. Il differente atteggiamento delle due Banche Centrali, soprattutto dopo le recenti riunioni di giugno della Fed e della Bce, le sorprese in termini di crescita meno positiva in Europa, il posizionamento scarico di dollari degli investitori e l’avversione al rischio generata dalla possibile escalation della “guerra tariffaria”, hanno offerto meno supporto all’euro a vantaggio del dollaro. L’obiettivo rimane quindi quello di ridurre l’esposizione tattica al biglietto verde fino ad azzerarla all’approssimarsi dell’area di 1,15 per tornare, successivamente, alla strategia incentrata su una visione più positiva dell’Euro.