Market View

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Market View - luglio 2017


 

“Market View” Luglio 2017

Il mese di giugno 2017 ha visto da un lato gli spread continuare una fase di consolidamento e dall’altro i mercati azionari indebolirsi, i rendimenti core rialzarsi e l’Euro apprezzarsi – sul finale del mese – a seguito dell’interpretazione degli investitori di un possibile cambiamento futuro di politica monetaria della Bce in senso più restrittivo.

Il contesto macroeconomico nel quale ci stiamo muovendo è caratterizzato da buoni dati economici nei Paesi sviluppati ed anche nei Paesi emergenti, con le Banche Centrali nei primi a supportare la continuazione del trend attraverso scelte di politica monetaria corrette ed i governi, nei secondi a vigilare che gli squilibri o le aree di rischio esistenti siano sotto controllo. Inizia a manifestarsi un più marcato desiderio da parte delle Banche Centrali, quanto meno da parte della Fed e della Bce, ad alimentare un dibattito circa la necessità di rimuovere, seppur gradualmente, la straordinaria espansività delle politiche monetarie. Entrambe hanno come obiettivo quello di agevolare il rientro verso una maggior normalità della politica monetaria tenendo conto della forza della crescita reale e della chiusura del cosiddetto “output gap” (la distanza del Pil attuale da quello potenziale) che dovrebbe poi indurre maggiori pressioni sul lato inflazione. Quest’ultima al momento mostra una dinamica ancora modesta (per diverse ragioni che sono allo studio) e proprio per questo non vi è urgenza di intervenire in tempi brevi.

La Cina ha implementato manovre più qualitative che quantitative sul controllo del credito, dimostrando ancora una volta la volontà politica di agire su quello che è il fattore di squilibrio e quindi di rischio maggiore per se stessa e per il resto del mondo. La stabilizzazione del cambio è stata mezzo e conseguenza di queste scelte volte a tranquillizzare i mercati che il Paese è vigile sul problema. Inoltre, nuovi interventi con l’introduzione di un nuovo fattore di aggiustamento del cambio hanno proprio come obiettivo quello di stabilizzare il Renmimbi e svincolare le scelte di politica monetaria da quelle della Fed per focalizzarsi maggiormente sulle dinamiche interne. La discesa dei prezzi delle materie prime degli ultimi mesi ha avuto effetti contenuti sui mercati locali grazie a questo mutato clima complessivo. Le ultime scelte di politica fiscale (forte spesa pubblica annunciata per le infrastrutture) parlano di un Paese che ha ben chiaro dove vuole arrivare e come. Importante anche il segnale di ripresa dei prezzi di alcune commodity e della volontà da parte dei Paesi produttori di petrolio di passare da una strategia di controllo delle quote di mercato ad una strategia di controllo del prezzo.

Inoltre, dopo diversi anni, dal punto di vista micro la componente di crescita degli utili, sta finalmente mostrando convincenti segnali di miglioramento e su questo fronte potrebbero esserci sorprese positive sia in US e in Europa che nell’area asiatica, grazie alla buona tenuta dei margini e, appunto, alla ripresa del ciclo economico. I portafogli, pertanto, mantengono un’impostazione in linea con una visione positiva sui mercati azionari, anche per il prossimo mese, seppur con un investito inferiore rispetto ai primi mesi dell’anno. Vi è infatti da riconoscere che gli attuali livelli degli indici azionari potrebbero iniziare a scontrarsi con qualche piccola delusione della realtà rispetto alle aspettative. Questo lascerebbe le mani libere in caso di momenti di correzione dei mercati per ripristinare livelli di investito più elevati. Ci attendiamo, infatti, la prosecuzione del trend positivo e le sorprese sul fronte crescita, politica monetaria ed utili potrebbero spostare verso l’alto i target degli indici. Inoltre, alcuni fattori potrebbero ancora esplicitare il loro contributo positivo: il pacchetto fiscale americano, la tenuta del prezzo delle materie prime, una manovra della Bce che conduca ad una moderata risalita dei rendimenti, positiva per il settore bancario.

Relativamente al rischio tasso d’interesse l’esposizione presente nei portafogli è molto contenuta.

Il mercato obbligazionario governativo non sembra aver ancora recepito il cambiamento di scenario (maggior crescita e inflazione) che suggerisce un ritorno verso una normalizzazione economica. Quest’ultima porterà anche una normalizzazione delle valutazioni sui rendimenti governativi core che dovrebbero, seppur lentamente, tornare a risalire; in questo senso qualcosa si è iniziato ad intravedere verso la fine del mese scorso. Relativamente al mondo corporate i livelli degli spread sono tali che non ravvisiamo più spazio per significativi restringimenti così come avvenuto finora. L’obiettivo di ritorno di detta asset class è quindi più legata al rendimento corrente con una maggior sensitività all’andamento dei rendimenti governativi sottostanti.

Per quel che attiene al rischio di cambio rimane confermata la strategia di una molto contenuta diversificazione valutaria. Le ragioni sono state già più volte espresse ed i recenti sviluppi non dovrebbero portare ad un cambiamento nella direzione della traiettoria del cambio Euro/Dollaro. Il recente rafforzamento dell’Euro è da ascriversi principalmente all’interpretazione che il mercato ha dato circa una maggior propensione della Bce a normalizzare la politica monetaria prima di quanto in precedenza scontato. Di fondo rimane l’aspettativa per una riduzione dello spread tra i rendimenti dei decennali Usa e Germania e il miglioramento relativo dei dati europei rispetto a quelli Usa in termini di sorpresa rispetto alle attese. Si è pertanto deciso di sfruttare tale movimento, in chiave tattica, per ricostruire una posizione sul blocco del Dollaro.