Market View

SOTTOPESO NEUTRALE SOVRAPPESO
ASSET ALLOCATION DURATION BOND
EQUITY
CASH

 

EQUITY Usa Europa
Giappone
Emerging Markets
BONDS EU – core e periferici;
USA
Emerging Markets; Corporate
VALUTE Dollaro Usa
Sterlina
Yen

Corona norvege

Corona svedese

 

Market View - febbraio 2017


 

“Market View” Febbraio 2017

L’inizio del 2017 ha visto i mercati continuare, seppur con minore intensità, sulla strada delineata a dicembre:

segnali positivi per i mercati azionari in particolare per l’area emergente, rendimenti in leggero rialzo in Europa con sostanziale stabilità degli spread e Dollaro, in controtendenza, in marginale indebolimento.

Il quadro macroeconomico in USA si è arricchito di pochi dati che però hanno continuato a sorprendere al rialzo, soprattutto per quanto riguarda gli indicatori di fiducia. Anche in Europa i dati hanno sorpreso al rialzo e l’evidenza che sembra emergere per la parte finale dell’anno è quella di una economia che potrebbe chiudere con un Pil a +2% annualizzato nell’ultimo trimestre, dato congiunturale migliore dell’anno. Nota positiva nei Paesi Sviluppati è la generalizzata sorpresa che i dati di inflazione hanno regalato nell’ultimo periodo: dove per positivo si deve intendere il fatto che i numeri sono stati più alti delle attese, superando anche il previsto impatto dell’effetto confronto garantito dal prezzo del petrolio oltre i 50$ al barile. Nessuna sorpresa dai Paesi Emergenti che continuano sul loro trend di stabilizzazione su livelli di crescita in grado di consentire la corretta gestione del bilancio statale ed il controllo dei flussi di capitali.

Poco è venuto dalle Banche Centrali e dietro a quel poco si nasconde la conferma di una chiara volontà di non voler essere soggetto di disturbo nell’attuale fase di recupero economico, bensì un attore che cerca di agevolare tale momento di ripresa. La Fed ha assunto (con le parole della Presidente Yellen) un atteggiamento leggermente più “hawkish”, scelta dovuta per rispondere ad una realtà dei fatti sotto gli occhi di tutti e quindi necessaria per non apparire “dietro la curva”; ancora una volta si sono preferite forse le parole per ridurre l’uso dei fatti. La Bce ha assunto un atteggiamento più dovish, cercando di controbilanciare i timori che l’avvio del tapering (tale si può giudicare la riduzione dagli acquisti mensili da 80mld a 60mld) avevano innescato circa una continuazione serrata dello stesso, visti i dati di inflazione di dicembre in Germania.

I dati confortano circa il fatto che questa velocità di crociera possa continuare; più questo avviene, più si riducono talune fragilità del sistema economico globale o si mette un freno a talaltre e questo è un passo nella giusta direzione. La novità di maggior rilievo a nostro avviso è da rintracciarsi nel fatto che l’inflazione ha sorpreso al rialzo in Eurozona. E’ innegabile che un dato da solo non può cambiare lo scenario, ma la nostra riflessione in questo inizio d’anno non può prescindere dal fatto che un nuovo ed inatteso attore potrebbe fare la sua comparsa sulla scena: che sia protagonista o comparsa avrà certamente importanza e, come tutti gli ospiti importanti, anche la sola sua presenza è in grado di cambiare la prospettiva del pubblico.

Non dimentichiamo che il problema principale che ha rischiato di mettere in ginocchio il mondo (economia e finanza) è quello del debito. Lo si è affrontato a partire dal 2007; prima lo abbiamo messo sotto controllo e solo recentemente stiamo iniziando a vedere i frutti di tali interventi. Il debito pubblico rimane il principale problema da affrontare e la strada verso la sua soluzione passa attraverso il raggiungimento di livelli sufficienti di crescita nominale (crescita reale più l’inflazione) combinato con il trascorrere del tempo necessario per la sua gestione e riduzione. Anche le previsioni del FMI di gennaio sono di conforto in tal senso e, finalmente, le recenti dinamiche stanno confermando quella crescita nominale necessaria al raggiungimento dell’obiettivo succitato.

Inoltre, dal punto di vista micro la componente di crescita degli utili viene stimata piuttosto conservativa dal mercato e, su questo fronte, potrebbero esserci sorprese positive sia in US, per effetto del taglio delle imposte societarie promesso da Trump, sia in Europa, grazie alla buona tenuta dei margini e, appunto, alla ripresa del ciclo economico.

I portafogli mantengono, pertanto, un’impostazione in linea con una visione positiva sui mercati azionari, soprattutto nella prima parte dell’anno. L’esposizione azionaria risulta così elevata sia nei fondi “target date” che negli absolute return e total return flessibili, benché leggermente inferiore a quella con cui si è affrontata la parte finale dell’anno scorso.

Relativamente all’esposizione obbligazionaria il rischio presente nei portafogli è molto contenuto. L’impostazione strategica dovrebbe privilegiare, nel corso dell’anno, un approccio di sell on rally. L’ipotesi di fondo è che possa continuare il graduale rialzo dei rendimenti anche se questo potrebbe essere intervallato da prolungate fasi di successiva stabilizzazione su nuovi più alti livelli raggiunti.

Per quel che attiene al rischio di cambio rimane confermata la strategia di sottopeso del Dollaro USA e più in generale di una molto contenuta diversificazione valutaria. Le ragioni sono state già più volte espresse in questa sede: i recenti sviluppi non dovrebbero portare ad un cambiamento nella direzione della traiettoria del cambio Euro/$. Infatti, da questo momento le forze a favore dell’Euro dovrebbero riemergere: surplus di partite correnti, riduzione dei flussi di capitale in uscita, riduzione prospettica degli acquisti mensili da parte della Bce. Mentre per il biglietto verde dovrebbe esserci un parziale ridimensionamento della spinta proveniente dall’allargamento del differenziale di crescita economica e dei rendimenti.