Market View

SOTTOPESO NEUTRALE SOVRAPPESO
ASSET ALLOCATION DURATION BOND
EQUITY
CASH

 

EQUITY Europa

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Emerging Markets

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BONDS Corporate USA

EU core e periferici

Emerging Markets

VALUTE Sterlina Dollaro Usa Yen

 

Market View - settembre 2018


 

“Market View” Settembre 2018

Il mese di agosto è stato caratterizzato da un andamento contrastato dei mercati azionari: il mercato US ha continuato a fare bene mentre l’Europa e gli Emergenti hanno chiuso con il segno meno. Il Dollaro ha toccato i massimi di periodo in corrispondenza di una nuova ondata di avversione al rischio con un allargamento dello spread italiano e, in parte, anche dei titoli corporate oltreché una discesa dei rendimenti core. In Europa i mercati sono stati penalizzati dalla crescenti paure circa il possibile deterioramento dei conti pubblici italiani e dalla risalita delle tensioni commerciali tra Usa e Cina, seppur mitigate, poi, dagli accordi con il Messico.
A livello macro gli indicatori anticipatori del ciclo hanno comunque mostrato una stabilizzazione della crescita attesa.
Sul fronte interno i timori di un deterioramento del rapporto tra l’Italia e l’Europa per l’approvazione della legge di bilancio stanno pesando sul sentiment non solo influenzando il rischio di credito Italia ma anche, più in generale, i risky assets europei. Il rallentamento della crescita economica italiana, vista verso l’1,1% contro le attese del Governo all’1,5%, potrebbe creare qualche tensione per il limitato spazio di manovra a disposizione per la nuova legge finanziaria.
La debolezza dei mercati emergenti è ascrivibile al timore di contagio derivante dall’intensificarsi della crisi valutaria in Turchia ed Argentina e alla persistenza dell’incertezza in merito alle dispute commerciali in corso nonostante l’accordo raggiunto tra Messico e Stati Uniti. Diverse Banche Centrali hanno alzato i tassi per contrastare la debolezza delle valute, mentre la Cina ha reintrodotto un fattore anti-ciclico nella determinazione del fixing giornaliero del tasso di cambio per attenuarne la volatilità. In Turchia la già critica situazione economica si è aggravata con l’inasprirsi delle tensioni nei confronti degli Stati Uniti e la minaccia di sanzioni economiche. L’Argentina ha visto, invece, il Presidente chiedere prima al Fondo Monetario Internazionale di anticipare l’erogazione del pacchetto finanziario concordato nei mesi scorsi e, poi, annunciare un obiettivo ancora più ambizioso per ridurre il disavanzo pubblico.
Tali eventi si inseriscono in un contesto che vede i mercati più sensibili, rispetto al recente passato, ai cambiamenti di politica monetaria conseguenti alla percezione di un’inflazione meno stagnante soprattutto in US; stiamo, infatti, attraversando una maturazione del ciclo economico e la concomitanza di bassa inflazione, politiche monetarie accomodanti e crescita in robusta ripresa che ha caratterizzato il recente passato, difficilmente si ripresenterà nel prossimo futuro. Inoltre, le rinnovate dichiarazioni protezionistiche di Trump e le iniziative tariffarie adottate, con conseguenti tensioni diplomatiche hanno, in parte, intaccato il clima di fiducia degli investitori. Si tratta di un ambiente che continuerà ad accompagnarci per i prossimi mesi in un contesto di incertezza del quadro geopolitico e delle politiche commerciali che gli Stati Uniti stanno rinegoziando.
Il quadro macroeconomico di riferimento si conferma, comunque, positivo pur con un affievolimento dell’impulso di crescita, soprattutto in Europa. I dati di economia reale, sia nei Paesi sviluppati che nei Paesi emergenti, continuano a mostrare una discreta dinamica anche se gli indicatori anticipatori del ciclo stanno evidenziando da qualche mese, ad eccezione degli USA, una fisiologica correzione.
Il comportamento delle Banche Centrali, in particolare della Fed e della Bce che ora appaiono divergenti nella gestione della politica monetaria, rappresenta un elemento chiave per comprendere la prosecuzione degli attuali trend, sia macroeconomici che, soprattutto, dei mercati finanziari. Finora l’atteggiamento è stato di estrema gradualità, in gran parte determinata dalle scarse pressioni inflazionistiche, pur in presenza di una maturazione del ciclo economico.
La Fed mantiene fermo il suo percorso di rialzi dei tassi ufficiali ormai ben avviato e recentemente ribadito in occasione del simposio di “Jackson Hall”; la Bce comunicherà prossimamente quando avrà intenzione di terminare il QE, dopo aver ridotto gli acquisti mensili di titoli governativi e societari a partire dall’ultimo trimestre di quest’anno affermando, però, che i tassi non saranno incrementati almeno prima dell’estate del prossimo anno veicolando, quindi, al mercato un approccio “dovish”.
Dal punto di vista micro i risultati aziendali relativi al secondo trimestre dell’anno confermano una crescita a doppia cifra da parte delle società americane, mentre in Europa le aziende riportano mediamente crescite decisamente più contenute ma comunque soddisfacenti.
Alla luce dello scenario delineato si ritiene opportuno privilegiare una visione prudente sui mercati azionari, con alcune specificità geografiche, in considerazione di una fase priva di chiara direzionalità e di un regime di volatilità che potrebbe, nel prossimo futuro, definire movimenti ampi ed improvvisi; è infatti opportuno riconoscere che ci troviamo di fronte a una fase di transizione verso un nuovo contesto dei mercati.
Si evidenzia, inoltre, come le valutazioni relative tra l’America ed il resto dei mercati azionari sia su livelli estremi e quindi in termini relativi questo differenziale ormai sconti la forza relativa di US sia a livello macro che micro. La view cauta, con l’idea che ulteriori fasi di volatilità dagli attuali livelli possano essere considerate opportunità per aumentare l’esposizione ai mercati che si dovrebbe concretizzare privilegiando i mercati azionari europei e asiatici.
Per quanto concerne i mercati obbligazionari, attentamente seguiti per gli effetti che potrebbero produrre sulle valutazioni dei “risky assets”, l’esposizione presente nei portafogli è concentrata in particolare nell’area americana dove la curva dei rendimenti appare già scontare una Fed più proattiva in termini di rialzi futuri. Per quanto riguarda il mondo corporate i livelli degli spread sono tali che non ravvisiamo più spazio per significativi restringimenti. L’obiettivo di ritorno di detta asset class è quindi più legata al rendimento corrente con una maggior sensitività all’andamento dei rendimenti governativi sottostanti. L’atteggiamento è, pertanto, particolarmente prudente anche in ottica di un contenimento del rischio generale di portafoglio. Discorso similare sul comparto obbligazionario emergente dove la debolezza dell’ultimo mese potrebbe essere sfruttata per incrementare l’esposizione all’area. Dal punto di vista valutario manteniamo l’obiettivo di ridurre l’esposizione tattica al biglietto verde fino ad azzerarla all’approssimarsi dei minimi di periodo del cambio Euro-Usd per tornare, successivamente, alla strategia incentrata su una visione più positiva sull’Euro.